Energiegesetzt

Una legge contraddittoria e basata su pie intenzioni

No alla legge sull’energia

Sei anni fa il Consiglio federale ha deciso di riformare radicalmente l’approvvigionamento energetico in Svizzera. Si intende così sostituire l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che contribuisce nella misura del 38% alla generazione complessiva di corrente, con un massiccio potenziamento delle nuove energie rinnovabili e una significativa riduzione dei consumi.

L’energia è una risorsa fondamentale per la piazza industriale elvetica. Nonostante le molteplici sollecitazioni dell’economia lungo l’intero iter politico, il Parlamento non è riuscito a elaborare un progetto realistico. La legge sull’energia ora sottoposta a votazione graverà pesantemente sulla popolazione, l’economia, il commercio e l’artigianato che saranno chiamati a pagare per una strategia che risulta fin d’ora insensata.

La legge sull’energia presenta diverse criticità. Tre punti in particolare suscitano la perplessità dell’economia.

1.     Con massima urgenza si pone il problema della futura sicurezza d’approvvigionamento con energia elettrica. A medio termine, qui si rischia il collasso. Le centrali atomiche svizzere saranno progressivamente staccate dalla rete, il che va bene. Ma ciò comporterà un ammanco di capacità produttive di circa 25 TWh. Anche se dovessero essere effettivamente raggiunti gli ambiziosi obiettivi di potenziamento della strategia energetica, la produzione tramite le nuove energie rinnovabili nel 2035 non supererà 11 TWh. Essa non riesce pertanto a contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento. Anche un potenziamento ancora più massiccio non risolverebbe il problema poiché mancano possibilità di un’accumulazione stagionale delle eccedenze produttive risultanti durante i mesi estivi. Dai dati dell’Ufficio federale dell’energia si evince che nel 2035 la produzione indigena potrà coprire il fabbisogno di elettricità solo nei mesi da maggio ad agosto. Durante i rimanenti 8 mesi la Svizzera dovrà procurasi la corrente mancante in altro modo. Le possibilità sono solo due: da centrali a gas o mediante importazione di energia elettrica. La strategia energetica 2050 si palesa in tal modo come una mera strategia d’importazione o di gas o di elettricità. A proposito di quest’ultima, ci si deve porre la domanda chi mai potrà fornire l’elettricità mancante. Secondo la Rete europea dei gestori di sistemi di trasmissione di energia elettrica si sta profilando anche nel resto dell’Europa una situazione di penuria. Probabilmente già dal 2025 la Germania e la Francia non saranno più in grado di esportare elettricità in ogni momento. Un rischio, questo, contro il quale mette in guardia anche Carlo Schmid (PPD) in veste di Presidente della Commissione federale dell’elettricità.

2.     Il Consiglio federale punta sul principio speranza. Parte dal presupposto che nei prossimi anni si riuscirà a risolvere il problema dell’immagazzinamento stagionale. Questo è però soltanto un pio desiderio. L’innovazione non funziona nel senso che oggi ordiniamo ciò che ci occorre e domani quanto richiesto ci viene servito su un piatto d’argento. In realtà, al momento attuale non esiste nessuna adeguata tecnologia di accumulo stagionale economicamente sostenibile. Anche noi siamo convinti che in futuro saranno disponibili soluzioni competitive. Ma oggi non è ancora possibile prevedere quando arriverà quel momento. Detto questo, appare particolarmente preoccupante il fatto che la strategia energetica non preveda incentivi supplementari per investimenti in questa tecnologia. Continua invece a sussidiare tra l’altro l’energia solare, che incrementa ulteriormente le eccedenze di elettricità estive, con importi miliardari.

3.     La legge sull’energia contempla obiettivi ambiziosi per la riduzione del consumo di energia e di elettricità. Ma rimane un mistero come si intende raggiungerli. Al popolo svizzero si tenta di vendere tutta la strategia a scatola chiusa. Una sola cosa è certa: la legge obbliga il Consiglio federale a intervenire qualora gli obiettivi di consumo non dovessero essere raggiunti. Ne consegue il rischio di una valanga di nuove regolamentazioni, prescrizioni e divieti. Siffatti vincoli di un’economia pianificata e le relative rigidità burocratiche costituirebbero gravi ostacoli per la piazza economica svizzera in generale e il settore delle esportazioni in particolare. Ciò appare particolarmente irritante se si considera che proprio l’economia svizzera ha dato prova negli ultimi anni di volersi impegnare a fondo per l’efficienza energetica.

La legge sull’energia è contraddittoria e basata su pie intenzioni. Stabilisce priorità sbagliate, comporta una valanga di regolamentazioni e farà lievitare i costi. Manca chiaramente il suo bersaglio e merita quindi un secco no alle urne.

Autore: Hans Hess, Präsident Swissmem

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